Il progetto nasce dall’esigenza di riflettere sugli immaginari di pace nelle letterature, nelle arti, nelle filosofie e nelle scienze sociali, mettendoli in relazione con le dinamiche storiche, giuridiche, economiche e ambientali che attraversano le società umane. Attraverso un approccio interdisciplinare, il percorso intende analizzare il conflitto non solo come dato inevitabile dell’esperienza umana, ma anche come spazio critico da ripensare, superando la logica della violenza e della contrapposizione. Al centro vi è la valorizzazione del contributo delle discipline umanistiche, giuridiche e tecnico-scientifiche nella costruzione di nuove forme di convivenza, fondate sull’ascolto, sulla sostenibilità, sul riconoscimento dell’altro e sull’educazione alla pace.
Docenti referenti
Irene Baldriga, Giangi Franz e Giuseppe Scandurra
Docenti proponenti
Alfredo Alietti (Università di Ferrara - SPS/10 Sociologia dell’ambiente e del territorio); Alessandra Annoni (Università di Ferrara - GIUR 09A - Diritto Internazionale); Irene Baldriga (Sapienza Università di Roma - L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro); Gianfranco Franz (Università di Ferrara - ICAR/20 Tecnica e pianificazione urbanistica); Damiano Garofalo (Sapienza Università di Roma - L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione); Elena Valentina Maiolini (Università dell’Insubria - L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea); Alfredo Mario Morelli (Università di Ferrara - L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina);Giuseppe Scandurra (Università di Ferrara - M-DEA/01 Antropologia culturale),
Descrizione del curriculum
La ricerca sugli immaginari di pace nelle letterature, nelle arti e delle filosofie va vista in connessione con le dinamiche sociali e nell’interazione con le strutture giuridiche ed economiche che concretamente caratterizzano ogni epoca, in un solido approccio antropologico-culturale e storico-sociale.
Il percorso di dottorato promuove la ricerca e la formazione su questi aspetti: la critica (nelle letterature, nelle arti e nelle filosofie) alla soluzione violenta dell’inevitabile conflitto umano viene inquadrata in categorie storiche e socio-antropologiche ad ampio spettro, anche in rapporto alla costruzione dello spazio antropico (ambienti, città, spazi di convivenza e, inevitabilmente, ancora di conflitto), includendo il rapporto con l’ambiente naturale.
Il curriculum, quindi, propone una serie di insegnamenti e di competenze per la realizzazione di un percorso coerente che muova dalle letterature antiche del Mediterraneo a quelle del mondo moderno occidentale, senza trascurare gli aspetti storico-artistici, filosofico-teoretici e giuridici, con una chiara caratterizzazione socio-antropologica.
Si realizza così un percorso vario e integrato nei metodi e nelle discipline, che ha al suo centro il problema della critica del conflitto umano. Un approccio moderno ai problemi della sostenibilità e della pace deve partire da una consapevolezza storica degli immaginari di pace, della continua dialettica che la storia ha creato tra la drammaticità dei conflitti e la riflessione di chi ha sempre “pensato il limite”, guardando oltre la linea dell’orizzonte in cui quei conflitti si collocavano. La connotazione interdisciplinare è requisito essenziale del curriculum, che gioca proprio sulla compresenza e l’interazione di saperi complessi di ambito umanistico, giuridico e tecnico-scientifico.
Temi di ricerca e obiettivi formativi specifici
Il curriculum prevede attività di ricerca e obiettivi formativi volti allo sviluppo di temi, quali: la ricerca di strumenti metodologici, inter- e transdisciplinari, per un’analisi storica e culturale dei conflitti umani; lo sviluppo di una critica al ruolo (e i limiti) delle letterature, delle arti e delle filosofie nel concepire e promuovere immaginari di pace; l’interazione che diritto, economia e tecniche di costruzione sociale degli spazi di interazione umana hanno avuto nello sviluppo di tali immaginari; L’affinamento, tramite la riflessione storico-culturale, di precise competenze nella valorizzazione del contributo che le arti, le letterature e la filosofia possono ancora dare per il superamento della logica della reductio ad unum, della visione dell’“altro da sé” come ostacolo da rimuovere o nemico da abbattere, in considerazione della necessità perpetua dell’educazione alla pace e in una visione della convivenza che proponga l’ascolto dell’altro da sé(anche al di fuori dell’ambito antropico) come realizzazione del sé.